Obitorio

Il passo si fa sempre più veloce, voglio vederci chiaro in questa storia. L ombra degli alberi si alterna alle lingue di sole cocente, in questo tragitto a fianco delle vecchie mura medioevali.

L ospedale Sant Anna mi attende, con il suo labirinto di corridoi e padiglioni, ognuno costruito in epoche diverse. Inforco l ingresso sul retro, vicino alla camera mortuaria, passando da una porticina bassa e stretta che pochi conoscono. Un corridoio deserto e poco illuminato mi conduce ad una serie di altri corridoi e porte dove è facile perdersi. Ma io conosco questo posto come le mie tasche, sono troppe le volte che ho dovuto solcare questo girone dantesco. In fondo all' ultimo budello vedo una luce più viva, anche se qui di vivo c'è ben poco. Odore di formalina e disinfettante, acre, pungente, lo stomaco si stringe. Entro, senza proferire parola, la dottoressa china sul microscopio, capelli legati dietro la nuca, viso rotondo, occhiali spessi con la montatura nera, le pupille che si muovono frenetiche come quelle di una gatta che cerca la preda dentro quel minuscolo vetrino. Stivali neri al ginocchio, jeans stretti, il camice bianco che le strizza il seno abbondante, come se da un momento all' altro dovesse esplodere. Non è una fotomodella, ma a me ha sempre fatto sangue. È una di quelle donne che non ostenta la sua sensualità, ma che sa farti arrapare con lo sguardo dietro a quegli occhiali, quello sguardo di chi è introverso ma che sta per esplodere come il suo seno dentro a quel camice. Ispettore, qual buon vento ti porta qui giù, alle porte dell' inferno? Lo sai dottoressa che io quando sono qui sotto mi rilasso, anche io come te sto meglio tra i morti che non tra i vivi, poi vederti è sempre bello. Sì sì ispettore continua pure a fare il ruffiano, di cosa hai bisogno, dai, sentiamo.... Finalmente alza lo s guardo, mi scruta con quegli occhi piccoli e vivaci, che parlano molto più delle sue parole. Le mani sollevano il vetrino dal microscopio e lo posano al centro di un contenitore sul tavolo di acciaio inox, lucido, freddo. Ispettore è per questo che sei venuto? È inutile che ti faccio vedere dal microscopio perché tanto non ci capisci un cazzo tu di queste cose, tu sei un uomo di strada non di scienza. Sempre poco comoda, a modo suo rude, ma aveva ragione, ero lì per il risultato delle sue analisi, e sì, non ci capisco un cazzo di medicina. Mi avvicino a lei, di lato, e fisso il vetrino, poi guardo lei, più bassa di me, che ora mi guarda dal basso verso l alto puntando le mani sui fianchi e aprendo le braccia. Allora dottoressa, qual è l esito? Ispettore, questo non è sangue umano!! Ti ringrazio dottoressa, è proprio quello che volevo sentirmi dire. Mi chino e prima che se ne renda conto le accarezzo i capelli mentre le do un bacio fulmineo sul collo, appena dietro l orecchio. Mi dirigo velocemente verso l uscita, senza parlare, senza salutare, ma prima di solcare la porta mi giro, la guardo. Il suo sorriso, il suo sguardo mi avevano appena detto tutto. Con un profondo e malinconico sospiro riprendo l infinito labirinto di cunicoli preparandomi alla luce, al caldo, al caso da risolvere che mi aspetta la fuori...




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